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Hippolyte Bayard, classe 1801, fu uno dei padri del processo fotografico, fra tutti il meno conosciuto per la sua invenzione a causa di un caro, vecchio "impiccio politico": nel 1839 Bayard era pronto a presentare il suo processo all'Accademia delle Scienze, la più alta autorità per le scoperte scientifiche in Francia, soltanto che il presidente di questa, François Arago, aveva già preso accordi con il governo francese per l’acquisto di un altra invenzione, il Dagherrotipo, vi suona più familiare?

Arago infatti convinse Bayard a rimandare la sua presentazione e il 19 Agosto 1839 fece in modo che il suo più conosciuto amico, Louis Daguerre, rivelasse all’Accademia e al mondo il processo esatto per creare un dagherrotipo, rendendo quest’ultimo il primo procedimento ufficiale per realizzare delle fotografie. A Daguerre fu assegnata una pensione statale a vita e il principale credito per aver inventato la fotografia, suggellando così il suo posto nei libri di storia.

Bayard, in tutta risposta, si uccide.
Metaforicamente.


Invia all’Accademia delle Scienze una foto che lo ritrae annegato, accompagnata da questa lettera: “Il cadavere che vedete qui è quello di Monsieur Bayard, inventore del processo che vi è appena stato mostrato. Il governo che è stato fin troppo generoso con Monsieur Daguerre, ha detto di non poter fare nulla per Monsieur Bayard, e il povero disgraziato si è annegato”.

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Hippolyte voleva essere il primo inventore della fotografia (la fotografia ha talmente tanti padri che potremmo dilettarci in cinque/sei righe d’elenco) e invece è stato il primo ad utilizzarla come messa in scena, come uno strumento che non si limitasse a rappresentare semplicemente la realtà, ma piuttosto a crearne una inedita.

Il nome dello studio è quindi ispirato al primo "rosicone" della storia della fotografia che, con baffi ed occhiali, abbiamo trasformato liberamente in "Franco Bayard". Il nostro logo (e Franco) trae la sua ispirazione proprio dalla famosa immagine "Autoportrait en noyé".